7 marzo 2014

Sussurrate ai mobili...

Quali sono gli ingredienti di un buon restyling di un mobile?

Si sa che il risultato, se si sbaglia, può essere alquanto pacchiano, stonato, fastidioso per l'occhio.
Intendiamoci: sbagliare è lecito, anzi, doveroso. Ogni errore, quando viene riconosciuto, ci avvicina sempre di più alla verità.

E la verità è che ogni mobile ha un'anima.
Sissignore, avete letto bene: un'anima!

Possiamo dirlo soprattutto dei mobili fatti a mano, che portano impressa nella propria "carne" l'impronta di chi li ha costruiti, la volontà, l'intensità, il soffio del creatore.
E dei mobili antichi, che hanno attraversato gli anni - se non proprio le epoche - sopravvivendo alle turbolenze della vita, muti e rispettosi testimoni del trascorrere del tempo.


Ma in fondo in fondo non è nemmeno una questione di pedigree: anche i mobili apparentemente meno dotati non sono privi di personalità.

Ogni mobile ha un passato. Una storia da raccontare.
Ogni mobile nasce, ogni mobile muore.

Quando mi accosto ad un mobile lo faccio con rispetto, con reverenza mista a curiosità.
Qual è il suo carattere? Cosa ha vissuto? Che case ha abitato? E' stato amato, apprezzato, mostrato, o piuttosto sfruttato, ignorato, nascosto?
Quali libri ha custodito, che corpi ha ospitato, quanti piatti ha ospitato?

Ogni mobile nasce con una vocazione.
Ascoltare quel che il mobile ha da raccontarci è il primo passo.
Solo se capiamo chi è veramente possiamo sperare di regalargli una seconda vita.
Non dimentichiamoci mai di aprire un canale di comunicazione quando ci apprestiamo a un restyling.

Possiamo anche padroneggiare la tecnica, munirci di ottimi strumenti e allenare l'occhio.
Ma se non siamo umili e disposte ad ascoltare, il nostro lavoro mancherà sempre di un ingrediente fondamentale.

Seguire questo approccio talvolta può significare aspettare, anche parecchio.
Certi mobili non si svelano facilmente: non si fidano, ti studiano, ti mettono alla prova.
Mi capita di tenere un mobile in garage per mesi prima di poterlo iniziare.
Ho mille idee che mi frullano per la testa, lo vorrei trasformare così, colà...ma sento che qualcosa nei miei piani è stonato. Sì, perchè sono i miei piani, e non tengono conto della volontà del diretto interessato.

Bisogna sapersi avvicinare ad un mobile. Imparare a sussurrare, ancor prima che a pitturare.

Ascoltare e sussurrare.

La realizzazione pratica in un certo senso diventa un dettaglio, una conseguenza.

I mobili hanno molto da insegnarci.
Poichè conosciamo solo ciò che sentiamo, questo esercizio diventa quasi una meditazione.

Un incontro silenzioso di anime.
Che sarà riflesso inequivocabilmente nel vostro lavoro.





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