23 luglio 2013

Se ti abbraccio non avere paura

Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas - ed. Marcos y Marcos


"Se ti abbraccio non avere paura" è un libro che parla di libertà.

La libertà del viaggio.
Un padre e un figlio in sella ad una motocicletta, alla scoperta dell'America, di nuovi paesaggi esterni e interiori. Orizzonti sconfinati, emozioni intense, incontri di umanità forte.
Un viaggio pieno di indizi da cogliere, piste da seguire. I protagonisti afferrano briciole di pane, come moderni Pollicino. Si affidano alla vita, si tuffano nel flusso, consegnano il loro percorso nelle mani di una volontà terza.
E' questa la resa che li rende liberi.

La libertà dell'amore.


Non amiamo solo chi merita di essere amato.  Non amiamo per uno scopo. Non amiamo a tempo. A volte amiamo nonostante tutto. Nonostante noi stessi. Talvolta l'amore ci ferisce. Ci strazia. Ci calpesta con noncuranza. Eppure, in questo donarci senza riserve, in questo perderci, è lì che siamo finalmente liberi.

La libertà dalla normalità.
Quando riusciamo ad accogliere ciò che va oltre la comune definizione di normalità, significa che dentro ci siamo fatti grandi, abbiamo creato molto spazio e tempo. Una dimensione di leggerezza in cui trova posto tutto, anche il "diverso". Che non è più diverso. Non è più "altro". Ma solo una manifestazione delle infinite possibilità della vita.
Conquistiamo la libertà quando accettiamo la vita in ogni sua variante.

La libertà dal destino.
E' questa che, mi è parso, Antonello ricerca: la libertà da un destino segnato. Da una sentenza definitiva. Da una condanna senza scampo: AUTISMO.
Basta un viaggio per liberarsi da un destino? Serve un viaggio fisico o un viaggio che attraversi l'anima? Antonello li compie entrambi. Forse solo in parte. Ma in buona parte.
La comprensione ci avvicina a questo padre con muta solidarietà.
Possiamo chiedere a un uomo di accettare il proprio destino - per quanto pesante esso sia - e rendersi, così, libero.
Ma possiamo chiedere a un padre di accettare il doloroso destino di un figlio?
A questa domanda, confesso, non so rispondere.


"...Impreco, ma lo amo. Non so di cosa sia fatto questo amore. Credo che nessun genitore possa rispondere facilmente a questa domanda. A volte è sepolto. A volte è indifferente. A volte è solo amore per se stessi. A volte è semplicemente sentire la vita che ti attraversa: è partita da un punto, tu la prendi in consegna e la passi a qualcuno...".

"Sai, con certe persone la vita si è confusa all'ultimo istante. Ha sbagliato una virgola, ha messo il punto dove non doveva esserci. Ha dimenticato un occhio, un orecchio, un po' di cervello, una mano. Si è confusa, si è fermata un millimetro prima. Mancanze lievi, rispetto a tutti gli impegni che ha la vita...Sai cosa sogno? Una tassa. Tutta la squadra dell'umanità si tassa per far fronte alle confusioni della vita. Non è una faccenda di soldi ma di civiltà. Perchè poteva toccare a chiunque, è una lotteria, solo che non dobbiamo condividere una vincita ma una perdita. La vincita, chi l'ha avuta se la gode, è giusto, mentre la perdita dobbiamo portarla sulle spalle un po' tutti..."

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