12 giugno 2012

Nessuno si salva da solo

Nessuno si salva da solo di Margaret Mazzantini, ed. Mondadori
nessuno-si-salva-da-solo Margaret Mazzantini è una delle scrittrici italiane viventi che preferisco.
Ho adorato tutti i suoi libri. Pochi giorni fa ho concluso la lettura di “Nessuno di salva da solo”, la sua ultima creatura.
E confesso di essere rimasta assai perplessa.
Inconfondibili lo stile e l'abilità nel creare atmosfere, delineare i personaggi, avvolgere il lettore, risucchiarlo in una narrazione che pare più vera della realtà, a tinte chiare, nette, scolpite.
Ma qualcosa in questo romanzo mi ha lasciato una sensazione di fastidio addosso che ancora adesso, mentre scrivo, fatico a scrollarmi di dosso.
Fortuna che stavolta l'ho preso in prestito dalla biblioteca questo libro, perchè non vedo l'ora di restituirlo. Al contrario di quanto accade di solito, quando ripongo il volume nel suo scaffale e soffro di abbandono per una bella giornata.

Qual è l'origine di questo malessere? Provo a mettere a fuoco questa sensazione strisciante.
La trama è quanto di più comune possa esistere: un grande amore che naufraga, rivelando squarci di squallore e meschinità, lati oscuri che nell'apice della passione erano stati ben cammuffati.
La forza del libro sta tutta nella capacità di immergerci completamente dentro a questa esperienza con l'atmosfera che si porta dietro. Una cappa pesante, asfissiante, uno sguardo privo di prospettiva, ripiegato e sconfitto. La delusione trasuda da ogni pagina. Diviene reale, palpabile, ti si appiccica addosso tanto che ti spinge alla ribellione. Suscita la necessità assoluta di un distacco: “ma questa cosa non mi appartiene” è l'affermazione che sgorga spontanea.
Nulla ho da dire sulla scrittrice-eccezionalmente brava e onesta- se non rammaricarmi per la sua scelta: raccontare uno spaccato di realtà sempre più comune e desolante. Metterci faccia a faccia con l'immaturità della nostra generazione, con la piccolezza delle nostre aspirazioni, con l'incapacità di evolverci.
Perchè di questo, in fondo, parla il libro.
Cosa c'è di più angosciante di un grande amore che finisce?
Un grande amore che finisce perchè non è stato capace di trasformarsi. Di rinnovarsi. Di aspirare a vette più alte.
Se viviamo l'amore come un sentimento statico, abbandonandoci agli stereotipi o, ancor peggio, alle indolenze romantiche – spegniamo la luce che ci guida nel cammino. Viviamo il passato. Nutriamo il rancore e la nostra parte più infantile. Ci laviamo la coscienza con la falsa illusione che un sentimento sia un'entità a sé stante: perciò che colpa ne ho io se ho smesso di amarti?
Nessuno si salva se negli occhi dell'altro non impara a scorgere un altro se stesso.
Nessuno si salva da solo. Che grande verità!

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